L’analisi giornalistica della falsità umana incombe sulle nostre teste
L’analisi giornalistica della falsità umana incombe sulle nostre teste

L’analisi giornalistica della falsità umana incombe sulle nostre teste

L’analisi giornalistica di questi tempi è data dalla presupposizione di tutti coloro che parlano e di quelli che, in silenzio, ascoltano. Ma la vera domanda è: che cosa ascoltano? La veridicità delle cose o, l’andamento falsato di ciò che è pragmatismo di guerra?

L’analisi giornalistica è fatta col senso?

Tra coloro che si schierano a fianco di edifici crollati, al bando e alla mercé di tutti quegli occhi che restano a guardare. Increduli e appagati dal fatto stesso di non essere sul posto, il giornalismo perde il senso della sua più ampia visione. Tutti parlano! Il concetto in sé è applicabile alla sola volontà di averne la completa facoltà, senza esporsi al popolo, celando le verità più assolute e, mostrando solo una facciata. Tra colpe, elogi e meritocrazia spianata dalla stessa voglia di conquista, programmi incrementano il proprio share di ascolti, ed è tutto qui. Ma come, e l’’informazione che fine ha fatto realmente? È morta! È morta nel momento stesso in cui, continui servizio di giorni addietro vengono riproposti per mantenere programmi televisivi sulla cresta dell’onda.

Questione di… business

Ed è tutta una questione di circolo di denaro, tra la lotta di coloro che si contendono programmi e ridondanze fatte di rewind continui. Molte volte, fin troppo spesso, il fenomeno che dovrebbe avere una profonda analisi globale, senza essere schierati o senza schierarsi, diventa al pari di un grande reality. Dove il senso stesso del centro del discorso è di questione economica. Si parla di continuo di Putin, facendo analisi spesso senza senso e senza alcuna logica. Da una parte il Capo di Stato della Russia che governa un intero pese, mentre dall’altra un branco di esaltati che ha la pretesa di parlare delle strategie di guerra, senza titolo alcuno e senza essere realmente a conoscenza di fatti storici, di patti, di alleanze e quant’altro. Il fenomeno mediatico di reality ha dato vita a una serie di concatenate cazzate atte ad essere distrutte, declassate estirpate come l’’erba cattiva che non muore mai.

Il rispetto del silenzio è per pochi

A prescindere dal fatto che il silenzio resta l’unica arma per coloro che usano l’intelletto come unica arma di analisi e difesa, qui parlano tutti, lo fanno troppo e solo per una questione economica. Perchè tutti questi programmi che danno spazio solo alla guerra, a chiunque voglia parlare, a giornalisti freelance che spesso, non hanno la facoltà di far capire ciò che vogliono dire, stanno solo facendo odience. No, non interessa a nessuno di quanto stia realmente accadendo: è solo questione di… business.

By Jessica Livolsi

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