Nucleare: e se tutto fosse per l’energia green?
Nucleare: e se tutto fosse per l’energia green?

Nucleare: e se tutto fosse per l’energia green?

Se qualcuno vi dicesse: “Abbiamo bisogno di tempo per riqualificare l’energia, siete disposti a tornare al nucleare come green, o attendere, con un costo dell’energia alle stelle, nuove fonti di energia green? Siete disposti a pagare gas e benzina a peso d’oro mentre la transazione ecologica fa il suo corso? Siete disposti a lasciare le macchine a casa, tenere la luce spenta, usare poco il gas, tutto mentre inventiamo altre forme di energia o riprendere quella nucleare?”. Afferma Gaël Giraud nel suo saggio: “Senza un impulso politico che vada al di là della logica finanziaria di breve termine questi investimenti non si faranno mai”. Capito il messaggio? Se a governare la transazione ecologica non è un evento dirompente, non ci si arriverà mai.

Nucleare? E perché no?

Partiamo dal fatto che non è una guerra voluta dall’Ucraina… ma siamo sicuri che sia una guerra voluta solo dalla Russia? Stranamente a Mykolaiv e a Odessa si sta combattendo corpo a corpo e non con una strategia 3.0, questo significa che non è una guerra breve. Significa che hanno bisogno di tempo. Attenzione cerco di creare un dubbio visto che con il Covid e I suoi vaccini ci avevamo indovinato.

Transizione ecologica: definizione

Transizione ecologica cosa significa? Con questa espressione si intende il passaggio o la trasformazione da un sistema produttivo intensivo e non sostenibile dal punto di vista dell’impiego delle risorse, a un modello che invece ha nella sostenibilità, ambientale, sociale ed economica, il proprio punto di forza. Oggi la transizione ecologica è al centro del dibattito politico e dei progetti di molti tra i più importanti Stati d’Europa e del mondo. L’obiettivo è quello di realizzare un processo di cambiamento, un rilancio dell’economia e dei settori produttivi all’interno di un quadro delineato e ben definito che metta al centro la tutela e il rispetto dell’ambiente. Tale mission consentirà un contrasto efficace alla crisi climatica, diventata un’emergenza stringente e non più rimandabile, la riduzione della dipendenza energetica dai paesi esteri e dalle fossili, nonché un argine al dilagare degli squilibri sociali evidenziati ancora di più dal protrarsi della pandemia, che ha ridisegnato e modificato abitudini e quotidianità di tutti noi.

Ora immaginate a livello mondiale quale impatto economico può avere un processo simile

Questo passaggio avverrà attraverso progetti, di vario tipo, che andranno ad impattare sia sull’essere umano, sia sull’ambiente, definendo uno stile di vita non solo indirizzato verso l’ecosostenibilità ma anche più economico. Quindi minor costo di produzione maggior ricavo.

  • programmi sull’ambiente, sia nazionali che internazionali
  • azioni per contrastare i cambiamenti climatici
  • interventi su trasporti ed infrastrutture
  • la riduzione dell’inquinamento causato dalle abitazioni
  • l’inquinamento chimico
  • il ciclo dei rifiuti
  • l’utilizzo delle risorse naturali ed il recupero dei materiali
  • il cibo e la biodiversità

Interconnessa alla transizione ecologica sarà la transizione energetica, che attraverso il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) e la conseguente produzione del 70% di energia da fonti rinnovabili, dovrà portare l’Italia a raggiungere gli obiettivi della Commissione Europea sulla riduzione delle emissioni di CO2. Le macroaree della transizione ecologica, per le quali sono stati stanziati (nella bozza di PNRR inviata alle Camere) 69,8 miliardi di euro sono 4:

  • Agricoltura sostenibile ed economia circolare
  • Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile
  • Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • Tutela del territorio e della risorsa idrica

La transizione ecologica in Europa… nucleare?

Francia (dal 2017) e Spagna (dal 2018, ma effettivamente dal 2020) sono le due nazioni che hanno preceduto l’Italia nella costituzione di un ministero sulla transizione ecologica. Vediamo alcune delle iniziative messe in campo dai due Paesi. Mettere “l’ecologia al centro del modello francese”: è questo l’obiettivo del governo Macron e del nuovo progetto di legge “Clima e resilienza”. Il ministro della transizione ecologica francese, Barbara Pompili, ha specificato che il progetto prevede l’inserimento dell’ecologia nella scuola, nei servizi pubblici, nella gestione della giustizia, attraverso ben 69 articoli. L’obiettivo è trasformare la proposta in legge entro settembre, anche se non sono mancate le critiche, soprattutto perché questa non consentirà alla Francia di ridurre di almeno il 40% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, tra gli obiettivi previsti nel Quadro 2030 per il clima e l’energia della Commissione Europea.

Tutti per uno uno per tutti

La transizione ecologica in Spagna sembra invece aver intrapreso la strada giusta: sono state prese decisioni importanti per procedere alla decarbonizzazione, anche grazie all’abolizione della tassa solare nel 2018, che non permetteva ai possessori di impianti fotovoltaici fino a 100 kw di poter rivendere l’energia avanzata dalla propria autoproduzione, costringendoli a cedere l’eccesso gratuitamente. Inoltre era proibita la condivisione di impianti rinnovabili tra più persone.

Gli spagnoli sono decisi

É stata poi approvata alla Camera la prima legge sul cambiamento climatico della storia del Paese, che andrà al voto in Senato a maggio e che avrà come obiettivo cardine la riduzione delle emissioni del 23% rispetto a quelle del 1990 e contestualmente la crescita di fonti rinnovabili e dell’utilizzo di automobili elettriche, in linea con gli obiettivi presenti nell’Accordo di Parigi. Importante anche il fatto che il Governo coinvolgerà in maniera attiva, attraverso un’assemblea, i cittadini spagnoli che avranno così il modo di sensibilizzare la società civile nella lotta ai cambiamenti climatici.

La transizione ecologica in USA

Sicuramente un forte input per la transizione ecologica d’oltreoceano è il passaggio dall’era Trump a quella del nuovo presidente Biden. Biden fin da subito ha messo in chiaro la centralità che l’ambiente. Centralità voluta dalla sua amministrazione in continuazione col suo precedente operato durante l’amministrazione Obama. Rimettere a nuovo le infrastrutture puntando ad una migliore qualità dell’aria e allo stesso tempo incrementare la mobilità elettrica nelle città statunitensi. Riqualificare in modo sostenibile un milione di abitazioni e migliorare gli edifici scolastici. Arrivare entro 15 anni con una generazione elettrica totalmente carbon free. Sono solo alcuni dei punti chiave della transizione ecologica in USA: per il nuovo piano il presidente Joe Biden ha stanziato ben 2000 miliardi di dollari. Tutti progetti e investimenti che saranno fondamentali per contrastare l’emergenza climatica.

La transizione ecologica di Gaël Giraud

Perché molti fanno il suo nome parlando di transizione energetica? Gaël Giraud, economista, gesuita e attualmente docente alla Georgetown University di Washington, parla e scrive di transizione ecologica già da molto tempo. Più nello specifico, nel 2015 ha pubblicato il volume “Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia”. Un libro quanto mai attuale, oggi, con l’affermazione della transizione ecologica nel mondo e in Europa. “La crescita verde trainata da investimenti privati in ricerca e sviluppo. Afferma Gaël Giraud nel suo saggio: “Senza un impulso politico che vada al di là della logica finanziaria di breve termine questi investimenti non si faranno mai”.

Nucleare:La complicatissima svolta green della Russia di Putin

Dopo anni di aperto scetticismo, se non di negazionismo duro e puro, il Cremlino si è accorto che la popolazione è più attenta all’ambiente di un tempo. La consapevolezza ecologica però è ancora poco diffusa, e per cambiare passo ci vogliono impegni seri della politica nazionale e internazionale. La Russia deve allontanarsi da un modello economico basato sull’estrazione e sullo sfruttamento, se vuole proteggere i suoi abitanti e i suoi ecosistemi dai disastri ambientali. Il modo migliore, potrebbe essere quello di supportare le persone che si trovano in prima linea nelle crisi ambientali. Rafforzare le proprie politiche in modo da prevenire futuri disastri. Adottando un programma a lungo termine per facilitare la transizione ecologica dell’economia. Un programma che, ad oggi, al Cremlino manca del tutto. Quindi l’Ucraina ha la più grande centrale nucleare d’Europa: fate voi!

I disastri da evitare

La necessità di cambiare modo di pensare è resa più impellente dai disastri che si sono susseguiti negli ultimi anni. Nel 2020, ad esempio, un impianto industriale siberiano ha disperso migliaia di tonnellate di petrolio nel terreno e nelle acque nei pressi di Norilsk, rendendola una delle città più inquinate della Terra e provocando un cambiamento della colorazione del fiume Ambarnaya. Questi disastri avvengono in tutto il mondo. Ma il problema è sempre lo stesso: bisogna costringere le popolazioni a lasciare le proprie certezze e abitudini, finché il tutto non sia evoluto. Questo avviene facendo guardare altrove i popoli della terra. Equazione: disastro economico=distrazione di massa Covid. Sicuramente tutto quello che vi ho detto non è in relazione alla guerra, ma se lo fosse? Proprio per i motivi che vi ho detto?

By Fabio Fiorina

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.