Analfabetismo e sottocultura: il vero male da combattere
Analfabetismo e sottocultura: il vero male da combattere

Analfabetismo e sottocultura: il vero male da combattere

Analfabetismo e sottocultura: questo è il vero male che l’Italia deve combattere. Nel 2022 la piaga che deve essere estirpata dal nostro meraviglioso stivale si chiama sottocultura! Nell’Italia 3.0 esistono ancora persone che dovrebbero essere affrancate dalla società. Persone incapaci di esprimere un concetto non violento e non repressivo, questo, quasi esclusivamente per mancanza di vocaboli.

Analfabetismo e sottocultura quali sono i dati?

Sono un esercito di oltre due milioni di persone, nel 2022 è intollerabile e terribilmente dannoso. Hanno soprattutto un’età compresa tra i 46 e 65 anni, vivono prevalentemente al Sud. Oppure sono scappati di casa e sono sparsi nelle grandi città. Non sanno leggere, non sanno scrivere e se lo sanno fare non hanno cultura adatta ad esprimersi in una società in evoluzione. Non sono in grado, in base ai parametri dell’Ocse, di interpretare o compilare documenti elementari, o confrontarsi con terze persone usando un linguaggio comprensibile e non repressivo. La loro definizione ufficiale è: “analfabeti funzionali”. Le cifre diffuse oggi dal Centro europeo dell’educazione sono allarmanti.

I numeri

Il 5,4 per cento della popolazione fra i 16 e i 65 anni rientra infatti nella categoria. Un totale di 2.080.000 persone. Ma a scontare enormi ritardi nell’istruzione primaria sono soprattutto le generazioni vissute prima del 1964, data di entrata in vigore della scuola dell’obbligo. Se infatti fra gli italiani di età compresa tra i 16 e i 45 anni, il tasso di analfabetismo funzionale rientra nella media europea, per la fascia 46-65 la situazione è drammatica. Secondo i dati del Cede: un milione e quattrocentomila persone vive di analfabetismoe sottocultura. Quel che preoccupa è che si tratta di individui che sono ancora nel pieno della loro vita lavorativa. La maggior parte di essi sono calabresi e siciliani, gli uomini normalmente, racimolano un po’ di soldi per aprire un bar, fare i garagisti o delinquono nel mondo degli n.c.c.

Analfabetismo e sottocultura in salita

Le percentuali salgono vistosamente man mano che si scende da Nord a Sud e che si sale nelle classi d’età. Per i sedici-venticinquenni il dato nazionale sull’analfabetismo funzionale parla del 3,8% del totale, con una distribuzione concentrata in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Spesso i soggetti, soprattutto quelli tra i 40 e i 65 anni rispecchiano le condizioni stereotipate dai racconti del passato. Sono violenti, magari anche solo verbalmente, rozzi e non curati, per non dire  che rasentano la sporcizia di un tempo. Per la fascia d’età 26-35 anni la percentuale è del 9,1%, con punte massime in Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Le cifre salgono 20,9% per gli italiani compresi fra i 36 e i 45 anni particolarmente colpite: Campania, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Più sale l’età…

Socondo i dati, purtroppo, più l’età sale, più aumenta la percentuale. I dati forniti non solo dal Cede, ma anche dell’istituto internazionale delle scienze umane, ci dicono che spesso questa gente è pericolosa e umanamente difficile da gestire. Spesso più simile agli animali, controllano territori e una fascia di lavoro non pienamente controllabile. Spesso gestiscono i loro affari o attività in maniera banditesca, servendosi di persone con scarsa personalità e spirito di iniziativa. Alcune volte assoggettano professionisti per raggiungere i loro scopi, senza mostrare empatia, ma soltanto interesse personale. Il peggio lo si raggiunge con i 46-55enni e 56-65enni. Fra i quali l’analfabetismo funzionale arriva a toccare, nel primo caso il 29,9% ma nel secondo caso la piaga diviene devastante: 36,2%. Ampio, in quest’ultimo caso, anche il ventaglio delle regioni più colpite: Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Il ruolo dei social

I social media giocano anch’essi un ruolo indubbiamente fondamentale come responsabili della carenza dell’uso di un linguaggio corretto. Per quelle fascia di età di cui sopra, l’uso della tastiera, come prevedibile è impossibile se non addirittura imbarazzante. Mentre scriviamo messaggi sui nostri dispositivi siamo in costante ricerca di un modo rapido e semplificato di esprimerci. È innegabile che il linguaggio da noi usato sui social media è entrato a far parte della vita di tutti i giorni, limitando fortemente le nostre capacità lessicali e l’uso corretto della grammatica. Questo aggrava notevolmente la xo dizione dell’analfabeta o del sotto culturato, in quando non conduce a un apprendimento corretto. È proprio questo che ha portato molti esperti a pensare che il fenomeno sia strettamente legato alla rivoluzione digitale per i giovani, e al conseguente distacco tecnologico per l’analfabeta.

Analfabetismo e sottocultura nei decenni social

A distanza di qualche decennio, tempo relativamente breve, se si pensa a quello che è il ritmo dello sviluppo umano, ci siamo ritrovati sommersi di ogni tipo di informazione. Secondo alcuni studiosi, è come se questo ci avesse mandato in tilt il cervello. Per l’analfabeta invece, aumente il distacco sociale. La sua interpretazione del linguaggio o la compilazione da parte sua di un messaggio, diviene una forma di espressione quasi simbolica tutta da interpretare. Il suo tentativo di adeguarsi, lo porta in un territorio maggiormente distruttivo. Il rischio, che spesso si corre è: renderlo un animale incompreso che si deve difendere. Si tratta di una vera e propria emergenza. Se si considerano tutti i paesi industrializzati, noi italiani siamo secondi solo al Messico per livello di analfabetizzazione. Bisogna consapevolizzarsi al più presto, per riuscire a prendere provvedimenti contro questo attuale e urgente male sociale. Il cambiamento deve partire non solo dai giovani, ma anche da una struttura culturale evoluta e obbligatoria. Ma per obbligatoria significa anche controllata, al punto che conduca la persona in questione ad una accettabile formazione culturale.

 

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