Rifugiati ucraini non ebrei: la posizione di Israele
Rifugiati ucraini non ebrei: la posizione di Israele

Rifugiati ucraini non ebrei: la posizione di Israele

Gli israeliani che si aspettano che gli ebrei emigrino in tempi di crisi interpretano male questo tempo. In mezzo al vorticoso dibattito: a quanti rifugiati ucraini non ebrei, Israele dovrebbe consentire l’ingresso nel paese? L’ambasciatore ucraino Yevgen Korniychuk, il principale diplomatico del suo paese in Israele, ha dichiarazioni poco diplomatiche per gli israeliani.

Rifugiati ucraini non ebrei: quale è la posizione di Israele?

Non pensate che tutti i rifugiati ucraini stiano chiedendo a gran voce di entrare nel vostro paese. È una necessità umana, un bisogno umano: lottare per la sopravvivenza. Non adularti Israele! Non sei un paese facile da raggiungere, sei un paese costoso e classista“. Lo ha detto Korniychuk in una conferenza stampa. “Il novanta per cento delle persone che vengono qui hanno parenti o amici che li implorano di venire per trovare un po’ di sicurezza”. Durante un’intervista a Canale 12 l’ambasciatore ha dichiarato: “Israele non è il posto facile dove venire o il posto più comodo dove stare. È uno dei paesi più cari al mondo e molto classista. La maggior parte dei paesi europei fornisca alloggio, cibo, permessi di lavoro, istruzione ai bambini, questo è quello che sta succedendo. Voi invece vi state chiedendo se far entrare i rifugiati? Voi dovreste essere i primi a sapere cosa significhi la condizione di rifugiati”.

La paura israeliana

Gli israeliani sono fortemente preoccupati che il loro paese, tra tutti i paesi del mondo, venga invaso da centinaia di migliaia di ucraini. La realtà è un pochino diversa. Gli ucraini muoiono dalla voglia di andare in Israele. Gli Israeliani dovrebbero rilassati, questo non accadrà per molti motivi. Principalmente non avverrà perché Israele li farebbe morire di fame: senza alloggi, senza sostegno economico, e senza dare certezza di una assistenza umanitaria generale. La certezza viene dal fatto che il governo israeliano non ha previsto nessun aiuto ai rifugiati. Fino ad ora il governo si è solo domandato se far entrare anche gli ucraini non ebrei. Si stima che circa 3 milioni di rifugiati, per lo più donne, bambini e anziani, siano fuggiti attraverso i confini dell’Ucraina da quando la Russia ha invaso il 24 febbraio. Si sono riversati nei paesi vicini: Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldova. Pochissimi rifugiati hanno chiesto di andare in Isarele. Questo secondo l’osservatorio internazionale per i diritti umani.

Rifugiati ucraini: chi lasciano?

In molti casi, hanno lasciato mariti, padri, figli e fratelli a combattere in Ucraina. Tutti i maschi di età compresa tra i 18 ei 60 anni sono rimasti a combattere. Vorranno unirsi a loro quando i combattimenti finiranno? Sicuramente si e la loro dignità nazionalistica non li porta a cercare elemosina da altre nazioni, ma solo aiuto. Alcune centinaia di migliaia hanno preso i treni e si sono spostati nei paesi europei, principalmente in Germania, dove si stima che circa 15.000 arrivino a Berlino ogni giorno. Rispetto a questi numeri, il numero di ucraini che si imbarcano su aerei e volano più lontano è per la maggior parte limitato a coloro che hanno amici o parenti, che li invitano a casa per superare la tempesta. 1,8 milioni di ucraini sono attualmente in Polonia, in altre parole, non sono diretti in Israele.

Gli ucraini ebrei

La popolazione ebraica ucraina, può trasferirsi in Israele e ricevere la cittadinanza automatica ai sensi della Legge del Ritorno. Questa legge concede la cittadinanza a chiunque abbia almeno un nonno ebreo, o che sia sposato con un ebreo/a, sposato con il figlio di un genitore ebreo o con il nipote di un ebreo. Ogni volta che una guerra divampa in quelle aree, in Israele riparte il discorso di un’imminente ondata di aliya. Ma la realtà è ben diversa, secondo i dati, neanche gli ebrei ucraini vogliono andare in Israele.

Il fatto di Tolosa

Dopo l’uccisione a Tolosa nel 2012 di un rabbino e tre bambini in una scuola ebraica. L’attacco del gennaio 2015 alla rivista satirica Charlie Hebdo e un mercato kosher. Dopo gli attacchi a Parigi nel novembre 2015 che hanno ucciso 130 persone, si prevedeva una massiccia ondata di aliya dalla Francia. Sulla questione si sono svolte discussioni. Sono stati elaborati piani per assorbire gli immigrati, compresa una raccolta di fondi. È vero, il 2014 e il 2015 hanno registrato un numero record di migranti francesi: 7.240 nel 2014 e 7.892 nel 2015. In aumento rispetto a 1.917 nel 2012, circa 15.000 migranti in due anni su una popolazione ebraica francese di mezzo milione di ebrei non fa certo un diluvio. Tracce di questo fenomeno sono evidenti in una certa misura nei discorsi che si sentono in alcuni ambienti israeliani. Le recenti sparatorie nelle sinagoghe in America: Pittsburgh, Poway e Colleyville, portano a un aumento significativo dell’aliyah dagli USA.

I rifugiati ucraini fanno pensare Israele

Si è parlato molto del fatto che nel 2021 sono arrivati ​​dagli USA circa 4.051, il numero più alto dal 1973. Ma questo numero è maggiore del solito perché il 2020, l’anno del COVID, è stato inferiore alla media con persone impossibilitate a muoversi a causa della pandemia. Ma c’è da tenere in considerazione, che alcuni di questi migranti nel 2020, si è visto respinto fino al 2021. La cifra superiore alla media includeva anche un nuovo fenomeno: gli ebrei americani con figli o proprietà in Israele. Lo stesso fenomeno, “Passport Aliyah”, esiste da anni in altri paesi, in particolare in Russia, dove alcune persone tirano fuori un passaporto israeliano o perché facilita il viaggio, o come polizza assicurativa.

Secondo l’agenzia ebraica

Secondo i dati dell’Agenzia Ebraica, il numero di ucraini che negli ultimi anni ha mostrato interesse a migrare in Israele è circa di 22.000. Quindi non stiamo parlando di numeri esagerati. La guerra in Ucraina ha indotto le persone in Russia a pensare di lasciare la loro patria, e stanno esplorando varie opzioni. Ma è qui che entra in gioco la disconnessione. Gli israeliani, per i quali l’idea di Israele come rifugio per gli ebrei in difficoltà è radicata nel loro DNA, pensano che sia ovvio che se gli ebrei della guerra debbano fuggire.

Rifugiati ucraini

La triste realtà, almeno dal punto di vista sionista, è diversa. Secondo un documento presentato nel 2019 da Mark Tolts dell’Università Ebraica di Gerusalemme presso il Davis Center for Russian and Eurasian Studies di Harvard. Secondo questi dati, un totale di 291.000 ebrei hanno lasciato l’Unione Sovietica tra il 1970 e il 1988, il 56% dei quali è andato in Israele, con il resto va altrove, principalmente negli Stati Uniti o in Germania. Tuttavia, tra il 1976-1988, la maggior parte di coloro che hanno lasciato la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia è andata negli USA.

La stima

Si stima che circa 1,7 milioni di ebrei abbiano lasciato l’ex Unione Sovietica dalla caduta della cortina di ferro nel 1989. 1,1 milioni, ovvero circa il 65%, sono arrivati ​​in Israele. Tuttavia, in alcuni anni, ad esempio dal 2002 al 2004, gli ebrei dell’ex Unione Sovietica sono andati in Germania che in Israele. Durante la metà dell’ultimo decennio, quando l’aliya francese in Israele è aumentata in modo significativo, il numero di ebrei francesi emigrati in Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti è aumentato nella stessa misura, sebbene non siano disponibili cifre esatte.

Rasha Farah

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