l’IDF può riportare l’economia della Cisgiordania indietro di 20 anni
l’IDF può riportare l’economia della Cisgiordania indietro di 20 anni

l’IDF può riportare l’economia della Cisgiordania indietro di 20 anni

Il vice comandante uscente della Brigata regionale Menashe avverte gli aspiranti terroristi palestinesi: “l’IDF può riportare l’economia della Cisgiordania indietro di 20 anni, se necessario”. La repressione continua e il mondo, con lo sguardo rivolto in Ucraina, lascia uccidere i palestinesi.

l’IDF può riportare l’economia della Cisgiordania indietro di 20 anni?

Più di un mese dopo l’ultima ondata di violenza, l’IDF continua a reprimere il terrorismo palestinese in Cisgiordania per riportare la calma nella regione. “Non c’è un punto in Cisgiordania in cui l’IDF non operi”, dice con violenza e fierezza il vice comandante della brigata regionale Menashe, tenente colonnello. Alon Hanuni. L’ultimo attacco è stato il 7 aprile a Tel Aviv, quando tre civili sono stati uccisi in un attentato.
Ma, due giorni dopo la guardia di sicurezza di 20 anni Golev Vyacheslav è stata uccisa da due terroristi palestinesi che hanno aperto il fuoco su di lui. Il fatto è avvenuto all’ingresso occidentale della città di Ariel, un insediamento in Cisgiordania. Gli atti terroristici sono da entrambe le parti ma sono giustificate solo quelle degli israeliani.

La sua vasta esperienza

Hanuni ha trascorso diversi anni tra vari incarichi in Cisgiordania. Definendo gli ultimi due da comandante: “Due anni complicati”. Ha spiegato di aver supervisionato l’area durante il: Guardian of the Walls, la fuga dei prigionieri dalla prigione di Gilboa e ora è impegnato nell’operazione Break the Wave.
Quello che abbiamo visto e affrontato l’anno scorso era diverso e molto duro. Non era solo il nemico palestinese, ma abbiamo anche affrontato la violenza degli arabi israeliani. Eravamo circondati costantemente, È stata una sfida dura”. Con l’operazione Guardian of the Walls in corso a Gaza e le rivolte nelle città israeliane, Hanuni e le sue truppe hanno dovuto affrontare quotidianamente numerose violente rivolte. Forse le peggiori violenze nella regione da anni.

L’IDF opera regolarmente e con violenza

L’IDF, in queste regioni, opera regolarmente da settembre a causa della recente ondata di attacchi. Due degli aggressori che hanno ucciso gli israeliani nelle città di Bnei Brak e Tel Aviv provenivano dalla zona di Jenin. Sono entrati illegalmente in Israele attraverso la barriera di sicurezza nell’area della Seam Line.
Secondo alcune stime, ogni giorno circa 30.000 palestinesi entrano illegalmente in Israele attraversando i buchi della recinzione. “Sapevamo nel 2019 che la situazione (lungo la recinzione) sarebbe esplosa”. Secondo Hanuni, la recinzione di sicurezza è in condizioni così terribili, “sapevamo che gli attacchi a Tel Aviv e Bnei Brak sarebbero accaduti. Era solo questione di tempo. È come le ondate di attentati in Cisgiordania. Per molto tempo ci sono picchi e poi silenzio. E c’è sempre un fattore scatenante, con Gerusalemme che è la principale vittima. Questa ondata richiederà un po’ più di tempo rispetto ad altre, poiché abbiamo bisogno di distruggere le infrastrutture terroristiche, riparare la barriera di sicurezza e altro ancora”.

Israele non smette di giustificarsi

Al fine di porre fine all’attuale ondata di violenza senza ulteriori attacchi, l’establishment della sicurezza – IDF, Shin Bet e polizia israeliana – hanno concentrato la loro vigilanza sulla Cisgiordania settentrionale e sulle città palestinesi di Jenin, Nablus, Hebron e Tulkaram e i loro villaggi circostanti.
Entriamo a Jenin costantemente. Ogni volta che ne abbiamo bisogno. In ogni momento, in qualsiasi momento, a qualsiasi ora noi entriamo. E loro lo sanno. I terroristi palestinesi non si sentono più al sicuro nella loro base”. Più di 1.000 palestinesi sono stati arrestati dalle forze di sicurezza dall’inizio dell’anno, più di 250 sono stati arrestati dall’inizio dell’operazione Break the Wave e 50 nell’area di Hanuni.
In confronto, l’anno scorso gli arrestati in totale erano 2.288 palestinesi. Un piccolo aumento rispetto ai 2.277 palestinesi arrestati nel 2020. ll forte aumento degli arresti è arrivato quando all’IDF ha iniziato la sua operazione. Bisogna anche ricordare che sono state sequestrati armamenti per centinaia di migliaia di Dollari: armi stranamente o ovviamente fabbricate in Occidente.

Da Tel Aviv Rasha Farah

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