Uffizi: Gentildonna di Giacomo Papini acquisita per Pitti
Uffizi: Gentildonna di Giacomo Papini acquisita per Pitti

Uffizi: Gentildonna di Giacomo Papini acquisita per Pitti

Entra nella collezione degli Uffizi un raro busto di gentildonna dello scultore ottocentesco toscano Giacomo Giovanni Papini. L’opera è acquistata dallo Stato per il museo e arricchirà la raccolta di sculture della Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti.

Uffizi sempre più in alto? Si ma non dimentichiamo il resto

Alla luce delle ricerche storico-artistiche più recenti, ogni studio non può prescindere dal fondamentale nucleo di opere statuarie e d’ornato conservate nel complesso cimiteriale di Viareggio. Formato dal cimitero comunale, inaugurato nel 1876. Dall’attiguo vasto camposanto della Misericordia, aperto alle inumazioni nel 1917, meritevole per le sue peculiarità storiche di uno studio a parte. In questo senso si configura come uno dei più interessanti complessi funerari monumentali di origine ottocentesca. Si giunge a un’affermazione dei modi e delle forme dello stile liberty, variamente interpretate secondo la capacità di invenzione o di rielaborazione dei modelli tradizionali da parte dei singoli artisti.

Papini nell’Olimpo?

L’opera è firmata e datata ‘G G Papini 1875. È uno dei pochi esemplari noti della limitata produzione di Papini. Notevole figura di artista molto affermato in ambito nazionale e internazionale al suo tempo. Purtroppo, in seguito alla sua morte, spiega il museo, “Non sufficientemente valorizzato dalla storiografia ufficiale. Testimonianza del notevole successo e riconoscimento internazionale riscosso dalla sua produzione artistica, è la sua presenza all’Esposizione Universale di Parigi del 1878″. E’ in tale contesto che è esposta la sua statua in gesso di Cleopatra vestita da Venere o da Iside. “Che va incontro ad Antonio, console romano, onde scolparsi ed innamorarlo, al prezzo di 27.000 lire, somma all’epoca assai rilevante, per l’esecuzione in marmo dell’opera”.

Notorietà, riconoscimenti e…

Tuttavia, nonostante la notorietà e i riconoscimenti ufficiali, dopo la sua scomparsa la figura di Papini è relegata ai margini della vita artistica italiana. L’opera è in ottimo stato di conservazione e rivela una pregevole e minuziosa esecuzione in particolare nei dettagli dell’abito. Papini, sempre una nota del museo, “in questo marmo, si rivela anche acuto osservatore del vero naturale, con esiti notevolissimi, grazie all’influenza dalle ricerche promosse in quegli anni dal brillante e spregiudicato artista fiorentino Adriano Cecioni. Come lui, infatti, Papini si dimostra interessato all’espressione delle più intime sfumature dell’animo dei suoi personaggi, delle loro più nascoste inquietudini, e nella Gentildonna si spinge fino a suggerire, nell’accenno di sorriso appena visibile sulle sue labbra, un lieve spunto caricaturale, che rievoca l’aria civettuola della vibrante”.
   

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