L’immorale etica della guerra, etica immorale della politica
L’immorale etica della guerra, etica immorale della politica

L’immorale etica della guerra, etica immorale della politica

L’immorale etica della guerra, in una politica che regola i suoi equilibri, sullo squilibrio socio economico della fame. Vale a dire: affamiamo i civili per creare un disastro socio economico, al fine di trovare una supremazia territoriale.

L’immorale etica del business della guerra politica?

Il Santo Padre esprime tutto il suo cordoglio in una analisi raffinata. “Desta grande preoccupazione il blocco dell’esportazione del grano dall’Ucraina, da cui dipende la vita di milioni di persone, specialmente i Paesi più poveri. Rivolgo un accorato appello affinché si faccia ogni sforzo per risolvere tale questione e per garantire il diritto umano universale a nutrirsi. Per favore, non si usi il grano, alimento di base, come arma di guerra!”. Il sofismo di Bergoglio ha pochi concorrenti. “Per favore, non si usi il grano, alimento di base, come arma di guerra!”. In questo caso si è sbilanciato più del solito: ha reso noto al mondo, che si sta combattendo una guerra economica. Meglio dire: una guerra che ha nella sua economia una svolta di mercato. Quale? Energia e ridistribuzione del mercato alimentare. Napoleone Bonaparte disse: “Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve. Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza. Il loro unico obiettivo è il profitto”.

Questa è la guerra che abbiamo ora

Dal mio modesto punto di vista, oggi si combatte con le armi, una guerra fondata sull’economia. Con il termine di guerra economica si intende la circostanza per la quale uno Stato belligerante cerca di colpire o mandare in rovina l’economia dell’avversario per conseguire la vittoria. Ostacolare gli approvvigionamenti di uno Stato e del suo esercito o, nel passato, distruggere le colture o assediare una città per ridurre in carestia la popolazione, costituiscono strategie efficaci per l’ottenimento di tale fine. La guerra economica non risparmia nemmeno gli Stati neutrali. Anche essi infatti risulteranno coinvolti direttamente o indirettamente. Quello che ne deriva è il rischio che cambino le regole di ingaggio. Infatti, mentre ci si chiede per quanto ancora il grano stoccato e bloccato in Ucraina non andrà a male, l’UE sta pensando di organizzare una missione navale per scortarlo dall’Ucraina. Salvo quello della regione di Kherson che, controllata dalla Russia, sta adesso esportando il grano verso Mosca. Quindi, tornando all’etica e alla morale: la Russia ruba grano ucraino per cambiare l’equilibrio del mercato. Stesso ragionamento vale sulla richiesta di pagare il gas i rubli.

L’immorale etica della guerra è nel suo stesso spirito: dal 1798 al 1945

Nel 1798 la Confederazione elvetica venne occupata e le sue risorse furono depredate dalla Francia (Invasione francese, Repubblica elvetica). Durante la Mediazione, la Confederazione, fu colpita dalla guerra economica che Napoleone condusse contro la Gran Bretagna, e in particolare dal Blocco continentale introdotto nel 1806. Già dall’autunno del 1803, i dazi proibitivi imposti dalla Francia sui tessili inglesi erano comunque stati estesi anche ai prodotti di cotone svizzero. Dopo il 1815, la Francia non abolì i dazi vessatori del periodo napoleonico, per cui le imprese svizzere rimasero in pratica escluse dal mercato francese. Tale politica venne adottata anche dai Paesi Bassi, dalla Spagna, dall’Austria e dagli Stati tedeschi. Fino al 1848, la struttura fortemente federalista della Confederazione, impedì l’adozione di contromisure efficaci. Tanto più che si verificarono vere e proprie guerre economiche tra gli stessi cantoni. Come quando Berna boicottò i vini vodesi all’inizio del periodo della Restaurazione…

Ma non solo questo

Nel XIX e soprattutto durante il XX secolo, la guerra ha tendenzialmente assunto un carattere totale, che investe l’insieme delle attività umane e della società. Da allora, l’arma economica riveste un’importanza ancora maggiore nell’ambito della conduzione della guerra. Ciò è dimostrato dal ricorso alle liste nere, ai boicottaggi, agli embarghi. Ma anche alle sanzioni economiche, al congelamento degli averi, al blocco dei crediti, alla chiusura delle vie d’accesso, alla distruzione delle infrastrutture industriali ecc. La minaccia di adottare misure di tale genere, pressioni o ricatti di natura economica possono essere sufficienti a indurre uno Stato a cedere. Soprattutto se la sua sopravvivenza dipende da importazioni ed esportazioni. L’evoluzione della guerra non ha favorito il rispetto dello status di neutralità, sia da parte degli Stati neutrali sia da parte dei belligeranti. Questi ultimi nella conduzione della guerra non sono in grado di rispettare integralmente i diritti e gli interessi degli Stati neutrali i quali, trovandosi in una condizione di debolezza, sono costretti a loro volta a fare concessioni soprattutto sul piano economico.

L’immorale etica della guerra: ora riconoscete il volto di quella che stiamo vivendo?

Dopo il 1945, la Guerra fredda comportò una guerra economica costante e multiforme tra il blocco comunista, che mirava all’egemonia mondiale, e il blocco occidentale, le cui autorità cercarono di impedire all’avversario di accedere alle tecnologie avanzate dei Paesi democratici. Anche la Svizzera neutrale non riuscì a sottrarsi a controlli e a divieti (stabiliti in particolare degli USA) di acquistare certi beni, di riesportare tecnologie civili e militari o di esportare determinati prodotti elvetici, pena l’adozione di misure di ritorsione che avrebbero danneggiato l’economia nazionale.

Dopo i due blocchi ancora i due blocchi

Tra la fine della Guerra fredda e l’inizio degli anni 1990-2000, l’importanza delle informazioni di natura economica è divenuta più importante per i servizi segreti, sia a est sia a ovest. Gli Stati e le imprese hanno trasformato la concorrenza e lo scambio di informazioni in guerra di informazione. Contemporaneamente, il ricorso a strumenti di pressione economici è aumentato. L’ONU adotta misure coercitive di carattere economico per ristabilire la pace e il diritto intern., l’Unione europea e gli Stati Uniti seguono il suo esempio per raggiungere obiettivi politici, economici e fiscali, utilizzando persino dati rubati. Quello che stiamo vivendo ra è tutto racchiuso in questa morale. Un senso di privazione del senso dell’onore, che porta spesso un conflitto a delinearsi verso il basso. Insomma, per una guerra basata sugli interessi, la merce di scambio diviene il fallimento dell’umanità.

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