Il martirio dei cristiani è fonte di santificazione?
Il martirio dei cristiani è fonte di santificazione?

Il martirio dei cristiani è fonte di santificazione?

Il martirio dei cristiani in epoca moderna è fonte di santificazione? È lo stesso martirio della Chiesa antica? E se vale tanto cosa, cosa porta la Chiesa a non aver dichiarato martiri tutti i cristiani finora scannati dai musulmani?

Il martirio dei cristiani è fonte di santificazione?

Più di centomila cristiani uccisi in Nigeria”. Il genocidio che non fa notizia o è una componente necessaria nella vita cristiana? L’arcivescovo anglicano di Jos, Benjamin Argak Kwashi, disse: “Questa cosa è sistematica, pianificata, calcolata. La loro intenzione è islamizzare la Nigeria”. Quindi il problema è il martirio o l’islamizzazione? Ai nostri tempi il cristiano standard ha rinunciato: credere al diavolo, al martirio, alla croce… santificando in modo sproporzionato: il libero arbitrio, funzione principale per fare ciò che si vuole e i regali a Natale. Ma Papa Francesco ci ricorda: “Nel martirio la violenza è vinta dall’amore, la morte dalla vita. La Chiesa vede nel sacrificio dei martiri la loro nascita al cielo”. Quindi con queste parole, il Papa ci ricorda che la disperazione non è nel martirio, ma nella rinuncia a pensarlo come elemento di santificazione.

Il martirio dei cristiani visto come territorio perso?

Tertulliano disse: “Noi ci moltiplichiamo tutte le volte che siamo falciati da voi: il sangue dei cristiani è un seme”. Quindi lo sconvolgimento e disperazione mediatica è dovuta a cosa? La visione d’insieme della teoria dell’omicidio o l’inconsapevolezza di un elemento spirituale? “Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: i martiri sono vivi adesso, in tanti Paesi. I cristiani sono perseguitati per la fede. In alcuni Paesi non possono portare la croce: sono puniti se lo fanno. Oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri“, (Papa Francesco). Questa è la visione del primo cristiano del mondo. Attenzione, io non sono felice dell’uccisione di persone soltanto per una avidità d’imposizione teologica, ma siamo cristiani e i cristiani si sa muoiono martiri. “Il mio sangue sia seme di libertà, segno che la speranza sarà presto realtà”, (Arivescovo Oscar Romero martire).

Il martirio non è sacrificio ma un lieto messaggio

Martiri: dal greco màrtys: ‘testimone’, colui che annuncia, attesta e grida la gioia della Resurrezione. Colui che canta la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della giustizia sull’arbitrio. Il grande mattino del martirio fu Stefano, umile diacono delle mense negli Atti degli Apostoli, cui Luca affida la ‘corona’ (stèfanos) della testimonianza. “Signore, non imputare loro questo peccato” un faro della testimonianza di Gesù. Pregava per i suoi assassini (At 7,60), eco scandalosa della stessa voce di Gesù, nell’ultimo respiro. In un discorso-memoriale di tutta la storia biblica, Stefano narra del sodalizio di Dio con il mondo, lungo un tempo di cura e di Amore che, dal principio, arriva a Gesù Cristo e continua a crescere nell’oggi. Per questa sua preziosa testimonianza, Stefano si guadagnò il titolo di ‘protomartire’ della Chiesa, un autentico pilastro della stessa. Egli la diede con tale forza e passione, che risultò odiosa a molti, i quali lo ‘coronarono’ di sassate e di sangue. Martirio è, dunque, slancio di annuncio evangelico, splendore di una parola che è lieto messaggio per i poveri, gli oppressi e i prigionieri e che nessuno può spegnere neppure con lo sfiguramento, la tortura e il disprezzo. Quindi cari media gentili, esaltate i martiri e non il reato. Nel martirio il reato non fa notizia, il martire si.

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