Il ballottaggio di emozioni: la classifica dei volti stanchi
Il ballottaggio di emozioni: la classifica dei volti stanchi

Il ballottaggio di emozioni: la classifica dei volti stanchi

Oggi al centro della questione spirituale pongo il ballottaggio di emozioni. Ho a cuore la prestanza della spiritualità che risiede o dovrebbe, in ogni volto che incontro per strada. Al di là di ciò che si manifesta o si vuole manifestare mediante l’apparenza di ciò che probabilmente non si è, esiste ben altro… oppure no?

Il ballottaggio di emozioni risiede dietro all’apparenza dell’essere?

Molte volte si finisce col dedicarsi a una vita solo per la questione semplicistica che esiste dietro essa. Altre volte non esiste la benché minima idea od ideale di ambizione per essere o ancorarsi a chi si decide di voler diventare. Così si da inizio alla sfilata dei volti stanchi per strada, di tristezza e apatia volutamente voluta da coloro che trascinano i piedi per dirigersi dove comunque e dovunque, hanno scelto di andare. Con tale atteggiamento alla fine, c’è la necessità di un bivio che si preclude nell’essere di due qualità: leale o menzognero. Il primo non lascia adito al secondo, essendo di per sé la pretesa di un cambiamento forte e radicato in un essere che ha preso coscienza di sé e di ciò che per se stesso ha il dovere di cambiare. Anche nel secondo caso non si ammette la prima soluzione, ma un garbuglio di fili dello stesso colore.

La fazione menzognera e il gioco a carte coperte

Sono nervosi in ogni caso: quando tornano a casa dal lavoro, quando preparano la cena, per strada o mentre vanno a fare la spesa. Cercano espedienti che giocano a carte coperte poiché hanno la necessità di avere una doppia vita, non avendo infatti, il coraggio di scegliere. Tornano a casa dalla moglie e dal marito, non prima di essere stati dall’amante di turno o sempre la stessa, poco importa. Non c’è pretesa di relazione perché anche dall’altra parte la situazione resta la medesima. Ma in pubblico si mostrano la perfetta coppia che manda avanti la famiglia, la casa, il lavoro. L’ipocrisia risiede nel loro indignarsi per fatti analoghi che vivono ogni giorno della propria vita, ma si nascondono dietro le maschere di cera che si sciolgono non appena suonano il campanello della donna o dell’uomo “che li/le fa rivivere”. E come direbbe Frankie hi-nrg mc… “Sono replicanti, sono tutti identici, guardali. Stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere”. La società è divenuta la mancanza di coraggio di se stessa, bere o affogare non sono le uniche scelte possibili: si può anche nuotare a largo.

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