Il sotto acculturato sociale: la miscredenza dell’arte
Il sotto acculturato sociale: la miscredenza dell’arte

Il sotto acculturato sociale: la miscredenza dell’arte

Mi ci imbatto spesso: al telefono, dal vivo, per caso in strada. Il sotto acculturato sociale è colui che da la miscredenza dell’arte e la reputa un giochino per coloro che la attuano e la creano. Sono coloro che, sotto padrone, lavorano quel tot di ore al giorno senza doversi preoccupare del resto. Chi aspetta solo il dieci del mese e i pagamenti in arrivo.

Cosa pensa il sotto acculturato sociale dell’arte?

Spesso ho sentito dire che Noi artisti senza fame e senza lode, non abbiamo nulla da fare durante il giorno, mentre loro, devono lavorare otto ore al giorno e fare tutto ciò che gli dicono. Ecco, secondo le loro becere menti che non riuscirebbero di per sé nemmeno ad unire i puntini della Settimana Enigmistica senza fare errori, noi, non facciamo nulla. Ma non considerano che, coloro che si gestiscono e si preparano la propria vita, non solo non hanno orari, ma neppure schemi. Loro il sabato e la domenica vanno al mare, in montagna, in collina o dove cazzo gli venga in menta. Mentre nella stragrande maggioranza dei casi, l’artista o sta in teatro, o scrive, suona o compone. Senza ferie, senza vacanze e senza tutti quegli schemi a cui loro, sono particolarmente legati. Li definisco sotto acculturati perché se non lo fossero, non avrebbero davvero il compenso mentale di definirci “coloro che non lavorano”.

L’artista si fa il mazzo… ma che ne sapete voi

Chi lavora per se stesso, ha innanzi tutto la capacità di credere nelle proprie credenziali, come assoluta forma di sopravvivenza morale, spirituale e fisica. Tutto ciò è di fatto una presa di coraggio e responsabilità che nasce dalla voglia di investire su se stessi. Ne deriva che noi sappiamo bene chi siamo e quanto valiamo, senza presunzione alcuna e senza pretese nei confronti degli altri. Poiché noi, a differenza degli altri, non giudichiamo chi decide di affidare la propria vita lavorativa a qualcun altro. Ma se permettete, nemmeno voglio sentire coloro che dal basso dei loro presupposti criticano me, lui, o chicchessia, per la macchina di lusso, quella sportiva che vorrebbero, ma che ahimè, non riescono a comprare. Quindi, sebbene continui a rispettarli come esseri che hanno preso una strada differente dalla mia, non li giustificherò mai per come vedono l’arte e il suo stesso trattato.

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