Noi continuiamo a guardare inermi lo stupro politico delle nostre vite
Noi continuiamo a guardare inermi lo stupro politico delle nostre vite

Noi continuiamo a guardare inermi lo stupro politico delle nostre vite

Noi continuiamo a guardare inermi lo supro politico delle nostre vite. Non potrebbe iniziare meglio questo articolo. Siamo spettatori del nostro stesso stupro. Mentre la politica ci offusca la vista con Covid, Ucraina e crisi energetica… le tasse sono al 50% netto! Mi sono spiegato?

Noi continuiamo a guardare inermi lo stupro politico delle nostre vite

Noi continuiamo a guardare? Perché?

Siamo bambini stupefatti e impotenti di fronte ad una astuzia che è accertata, ma per i molti talmente assurda da non credere che sia astuzia. Secondo Aristotele, la politìa rappresenta in assoluto la costituzione più stabile, perché è la meno esposta ai cambiamenti rivoluzionari. Ma di quale politica parla Aristotele? Le rivoluzioni politiche sono molto più possibili in regimi oligarchici e democratici. È il caso di dargli ragione vista la nosta vita politica. Ma le rivoluzioni politiche che intendo io, sono quelle relative al postismo politico, cioè il gioco delle poltrone. In teoria secondo il grande filosofo, le rivoluzioni si rendono inevitabili quando il popolo è oppresso da gravi ingiustizie. In quel caso i “buoni” sono esclusi dalle cariche e dagli onori della città. Una grave offesa all’onore ed alla dignità dell’individuo può provocare reazioni ancora più violente di quelle originate dalla penuria e dall’indigenza.

Noi continuiamo a guardare senza rivoluzioni

Purtroppo, non sempre le rivoluzioni portano ad un ordine migliore del precedente. Ma non è in casa nostra che noi dobbiamo guardare. In questo momento storico, e per qualsiasi situazione, il nostro paese è il più immobile in assoluto. Talvolta è arrivato a farsi la guerra sulla morale e il metodo. Per dimostrare i rischi delle rivoluzioni, Aristotele non esita a ricorrere a diversi esempi storici di oligarchie trasformate in “democrazie” che oggi definiremmo repubbliche delle banane. Nel periodo di Covid, spesso ci siamo posti il problema se l’inganno fosse reale. Ma mentre combattevamo per dimostrare la faziosità sia dei negazionisti, sia dei difensori delle verità dello Stato, la politica stessa aveva ultimato il suo scopo: accettare la sua condizione. La domanda in questo caso è semplice: perché accettare la politica dell’inganno? Perché non chiediamo con forza e con la forza giustificazione di certe scelte? Facile! Perché anche quei partiti, e ne abbiamo visti molti, che dovrebbero, per promessa elettorale fare una rivoluzione, alla fine divengono unità di sistema e nient’altro. Una nuova e istituzionalizzata forza di potere.

Quindi la politica è immorale?

Darsi alla politica è disdicevole? Se rispettasse l’etica del suo profondo spirito tutt’altro. Ma essa purtroppo, non è l’attività più nobile dopo quella teoretica. Purtroppo da pochissimi è svolta in modo disinteressato e rivolta al bene di tutti. Nella maggior parte dei casi la politica è schiavitù e rivolta al bene egoistico. Potremmo concepire il pensiero di Aristotele come una virtù, cioè che: si consideri l’attività politica, cioè il partecipare alle assemblee ed a svolgere le cariche e le magistrature come un dovere. La fine di tutto ciò è semplice: questo popolo è inerme di fronte all’inganno.

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