Questione di ruoli: lettera aperta al gentil sesso
Questione di ruoli: lettera aperta al gentil sesso

Questione di ruoli: lettera aperta al gentil sesso

Questione di ruoli. Il presupposto nasce con le stesse lotte per la parità dei sessi. E non siamo ripetitivi noi, ma incostanti coloro che non vedono al di là di quanto pensano o dicono. Oggi vorrei parlare apertamente a tutte quelle donne che si indignano per l’uomo col risvoltino e la ceretta fatta sulle gambe. Okay? Allora parliamone donne.

Questione di ruoli?

Quanto mi fanno ridere quelle che fanno la lotta spietata al sesso opposto, definendosi femministe, ma che al contempo, aspettano di scendere dalla macchina perché, il proprio cavaliere, ancora non ha aperto lo sportello. Perché diciamocelo (La Russa mode on😂) è alquanto ipocrito aver inventato la galanteria solo per i propri scopi personali. E al ristorante paga l’uomo, l’uomo deve mantenere la famiglia, preoccuparsi delle spese e del mantenimento. Però vi incazzate duramente quando vi sentite inferiori. Ma la stessa inferiorità di cui parlate, la volete fortemente. Proprio per i principi di cui ho appena parlato. La questione è un po’ deleteria, ma è riconducibile a colui che mette un individuo sul piedistallo, con la pretesa che poi non cresca moralmente, fisicamente od economicamente. Ci siamo nel ragionamento? Allora passiamo al secondo! La continua discussione sulla difesa di una parità di diritti, che di fatto non può essere di ruolo, instaura di per sé il pensiero di una reale inferiorità. Chi ha bisogno di essere difeso? Colui che si trova in netto svantaggio di fronte alla suddetta situazione. È questo che volete? E allora datevi una regolata.

Sì ai risvoltini, alle cerette quant’altro allora!

Eh beh signore mie, la parità mica sta solo dalla vostra parte. Perché prendete per il culo quelli che si depilano, che si fanno le sopracciglia e si esibiscono coi risvoltini ai pantaloni? Questione di… ruoli no? Fatemi ben capire: voi potete e loro no, giusto? E il punto risiede nel fatto che l’omo ha da puzzà, deve essere rude, vile, con la barba e il pelo che gli esce dal petto con Gesù Cristo che si tiene per non cadere nella foresta proibita? E non è questa stessa una discriminazione al contrario? Eppure la terminologia parità, se si potesse mettere su un solo lato della bilancia, mai penderebbe più da una parte che dall’altra… quindi? Di che cosa stiamo parlando? Non esiste una parità di ruoli, laddove gli stessi sono di natura ben distinti e definiti. La continua lotta per non sentirsi inferiori, è di per sé la sconfitta di esserlo. Io non lotto per ciò, io lotto per una istituzione che difenda in egual modo ogni cittadino. A qualsiasi etnia, politica, sesso o genere appartenga.

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