Il lavoro non è contemplato nella società italiana
Il lavoro non è contemplato nella società italiana

Il lavoro non è contemplato nella società italiana

Il lavoro non è contemplato nella società italiana. Addirittura il Papa sbaglia l’indirizzo per la sua richiesta. Si chiede lavoro per i giovani, occupazione per i giovani. Ma non comprendono che, proprio perché giovani, non si deve parlare di occupazione ma progetti per i giovani.

Il lavoro non è contemplato?

No non è contemplato visto che siamo quasi a 5 milioni di disoccupati. Ma sapete perché non è contemplato? Per affrontare il sistema lavoro, bisogna prima conoscerlo. A voi sembra che i nostri politici abbiano mai lavorato in vita loro? Andare in giro a parlare e promettere bugie non è un lavoro, bensì una occupazione ben pagata. Quando si parla di lavoro, ci si riferisce a quello fisico, l’impegno che si ha verso qualcuno che ti paga per farlo, o ancora meglio, l’impegno che si ha verso se stessi nel costruire una realtà. Tutti voi sapete che per fare una carriera politica, bisogna iniziare da giovani e proporsi, almeno nella prima parte di carriera come volontari. Questa gente non ha mai lavorato, infatti tenta di organizzare un mondo a loro sconosciuto, sempre nel modo sbagliato: al contrario. Quando si parla di lavoro per i giovani, si deve tener conto che i giovani hanno bisogno di progetti e non di fare I baristi. Il lavoro, inteso come soldi da portare a casa, serve ai cinquantenni o sessantenni che sono stati segati durante la pandemia.

La realtà

È la gente di 5 Stelle che viene dal mondo del lavoro a sapere come organizzarlo, non quella sottoculturata della Meloni che cerca di difendere solo la classe imprenditoriale. Andrete a votare una che usa termini fascisti e ha ripudiato più di una volta i poveri. Durante la pandemia, il movimento guidato da Conte ha stabilito che: laddove le condizioni lavorative non sussistono, lo Stato crea un sostegno dignitoso. Perché dignitoso? Perché se l’alternativa è andare a lavorare schiavizzati, cioè 10 ore a 650 euro al mese, allora il sussidio RdC, diviene via di sostegno per arrivare a uno sviluppo personale importante. Forse molti di voi si staranno chiedendo: ma questo giornalista da due soldi chi si crede di essere? Dove sarebbe la sua cura per il lavoro? La cura per il lavoro è semplicissima e si chiama: ricerca. Vedete, molti di voi non sanno che quando si usa questa parola, non ci si riferisce solo alla ricerca di nuove medicine.

Il lavoro non è contemplato… ma la ricerca?

Quando usiamo questa parola, dobbiamo visualizzare un enorme calderone che contiene le cose più impensate. L’Italia da sempre, nei tagli di bilancio usa abbattere i costi di: sanità, istruzione e ricerca, non sapendo che abbattendo i costi per la ricerca si abbatte la possibilità di progettualità lavorativa. Nella ricerca ci sono tanti di quegli elementi che da soli basterebbero a risolvere i problemi del lavoro giovanile e non solo. Per esmpio: ricerca di nuove tecnologie green, ricerca di nuovi mercati informatici, oppure ricerca di nuove economie a km 0… tutte queste cose sono parte della ricerca, quindi, se invece di tagliare fondi, offrissimo ai giovani neo diplomati e laureati una piccola base economica per strutturare un’impresa alla loro portata, le possibilità di lavoro e azienda crescerebbero notevolmente. Ma dove sbaglia il Papa come molte altre persone? Tutti sbagliano nell’immediatezza del lavoro giovanile, proprio perché passeggero non è neanche lontanamente utile alla loro formazione. Mentre intervenire sui 50/60enni, significherebbe sostenere quelle famiglie che a loro volta, sosterranno i loro giovani nel costruirsi una dignità lavorativa. Insomma, per trovare lavoro ci vuole un grande culo?

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