Se la Russia perdesse la guerra i piani di molti salterebbero?
Se la Russia perdesse la guerra i piani di molti salterebbero?

Se la Russia perdesse la guerra i piani di molti salterebbero?

Se la Russia perdesse la guerra i piani di molti salterebbero? Certo è che molti hanno puntato sul rosso alla roulette della guerra. L’offensiva ucraina che ha messo in fuga un settore consistente dell’armata russa sembra aver disorientato, se non creato vero e proprio panico, nella testa di molti.

Se la Russia perdesse la guerra i piani di molti salterebbero?

Mi sono piu volte espresso su quanto di occidente ci sia stato nell’accezione di guesto fuoco. Da una parte c’è da scaricare il nervosismo di chi aveva già archiviato la guerra come l’inevitabile vittoria della super potenza russa. Dall’altra c’è da fronteggiare le contorsioni di quei settori di vero fiancheggiamento alla strategia di destabilizzazione del Cremlino che agitano ora lo spettro nucleare. Ma non dimentichiamo il rancore dei frustrati dell’89 che avevano appaltato a Putin la vendetta contro il trionfo dell’Occidente. Quei frustrati che cercano nelle malefatte americane la compensazione per gli orrori consumati in Ucraina. Io continuo a pensare ad una guerra montata a mestiere per cavalcare la giustificazione di una transizione ecologica troppo costosa.

Il 25 settembre come spartiacque politico sociale?

Ma il vero elemento originale, che probabilmente spiegherà anche la geografia del voto del 25 settembre è la diserzione della borghesia metropolitana. Quell’insieme di menti che avremmo definito liberal, dalle fila degli oppositori al regime dittatoriale russo. È strano ed eccentrico, vedere intellettuali, docenti, professionisti, minacciati nei propri standard o tenori di vita e insidiati da precarietà a cui non erano mai stati esposti, cercare la pace anche a prezzo di una rapida capitolazione ucraina. È un’area che sta a cavallo tra una astensione asettica al grido: “tanto sono eguali”, e un distratto voto al centro sinistra. Ma anche di chi oggi cerca di mettersi in proprio, per trattare con i nuovi padroni della destra.

Se la Russia perdesse?

La guerra è pegno da offrire per simboleggiare la negazione del proprio passato? Gli Usa sono il nuovo satana, per negare ogni tentazione elitaria? Putin un buon selvaggio con cui bonificare l’Europa? In molti hanno rinnegato Putin a partire da Salvini che più che i contadini del Nord, ora deve far fronte all’imprenditore che avanza pretese. Negli ultimi dieci anni, i molti che definivano le nuove vie commerciali con il nome: via della seta, in realtà si riferivano alla Russia che avanzava. Ora sono tutti a chiedersi come svincolarsi da questo incubo. Che sia la capitolazione dell’Ucraina o il ritiro delle truppe russe poco importa. Quello che più importa è la possibilità, in tempi record, di svincolarsi da una scelta del passato, ormai scomoda e bugiarda.

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