La globalizzazione di parola: come si sta perdendo la lingua italiana
La globalizzazione di parola: come si sta perdendo la lingua italiana

La globalizzazione di parola: come si sta perdendo la lingua italiana

“Ciao zia, lui è Stefano, il mio crush”. Inizia tutto quanto da queste parole: il mio pensiero, le mie preoccupazioni e forse, la mia “vecchiaia”. La globalizzazione di parola sta sfuggendo di mano, tanto da farci dimenticare la bellezza delle nostre origini letterarie?

Che cosa comporta la globalizzazione di parola?

Viviamo in un mondo tanto tecnologico quanto retrogrado. La forzatura avuta dal progresso, sta avendo sempre più regresso in ambiti più svariati: dalla lingua ai valori, dallo stile di via ai pensieri. Non è raro capacitarsi che la generazione più colpita sia quella dei giovani, sebbene si necessiti guardare un attimo prima, ai genitori della stessa generazione. Lo dico per i valori svaniti, per la stupidità di frasi tipo “i cinquantenni sono i nuovi trentenni” e per l’annesso comportamento privato di ogni esperienza del tempo e di qualsiasi necessità di maturazione fisiologica. La globalizzazione di parola prende campo in territorio arido e così, si rischia di far scomparire la bellezza di una lingua che ha dato origine alla cultura vera.

Secoli di cultura buttata nella spazzatura

Adesso anche io mi sento una boomer per i giovani d’oggi reali e pure per quelli che fingono d’esserlo. Prende più campo la strategia dell’utilizzo di anglicismi che vogliono dire tutto e niente. Sappiamo che la lingua inglese sia piuttosto semplicistica a paragone con la bellezza della nostra. Essa composta da un ampio vocabolario e da severe regole grammaticali. Non è cortese nel rispetto della nostra cultura, della nostra letteratura, nei confronti dei precedenti premi Nobel, screditarla ad un semplicismo mediatico e societario. Se qualcuno lo troviamo imbarazzante, adesso diciamo che sia cringe; per stabilire la bellezza di un rapporto sentimentale, si dice che si ha un crush. Insomma tutto è nella mira della fatiscenza atta a semplificare ciò che necessita essere complesso.

Che cosa comporta tale atteggiamento?

Ne deriva un disfacimento radicale atto all’ignoranza. Non esiste più l’uso appropriato di sinonimi e contrari della nostra lingua italiana. C’è piuttosto la presenza serrata di un miscuglio serrato di terminologie svariate che non ci appartengono. Non è raro l’incontro con la pochezza di un vocabolario scarno e scevro di significato letterale e spirituale. L’italiano così, a poco, diverrà l’ombra di se stesso. Una lingua dimenticata che lascerà ai posteri solo il segno dell’ennesima letteratura sconsiderata, finita nel dimenticatoi di quelle anime che, ad oggi, si considerano vecchie, passate, trapassate, di certo mai boomer.

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